cultura

L’abito non fa il monaco (forse)

Ti sei mai chiesto come si facesse nell’antichità a capire chi fosse il boss, il capo tribù? 

 

I romani erano molto pignoli riguardo la loro struttura gerarchica sociale e politica, e i confini tra le diverse caste erano rigidamente imposte dal dress code. 

Solo l’imperatore poteva indossare la toga color porpora, i senatori si vestivano con toghe bianche con larghe bande viola lungo l’orlo, mentre i cavalieri, ritenuti appena sotto i senatori, indossavano toghe con strette strisce viola. 

In questo modo la casta a cui appartenevano le persone si poteva intuire chiaramente fin da subito. 

 

I paesi che caddero sotto l’Impero Romano (incluse Spagna, Italia e Francia) acquisirono lo stesso sistema e ancora oggi tendono ad essere più gerarchiche rispetto alla restante Europa Occidentale. In Italia, poi, siamo davvero esagerati tanto che, spesso, si sentono affermazioni del tipo “il damerino italiano”, la “manager modaiola”, si insomma tendiamo a voler esprimere la nostra classe sociale attraverso l’abbigliamento. 

Non tutte le civiltà erano organizzate in questo modo. I Vichinghi, per esempio, erano molto egualitari. 

Quando colonizzarono in Islanda, fondarono una delle prime democrazie del mondo: l’intera comunità era invitata ad assistere ai dibattiti di qualsiasi genere e potevano decidere tramite voto la sentenza di ogni persona: il voto di ciascuna persona aveva la stessa valenza di qualsiasi altro membro vichingo. 

 

Un’antica leggenda narra che quando fu inviato il principe dei Franchi a negoziare con i Vichinghi, tornò indietro senza riferire nulla, perché non sapeva a chi rivolgersi: erano tutti vestiti allo stesso modo. 

Questo spiega perché ancora oggi, quando partecipi ad un meeting room a Copenhagen o Stoccolma, è molto difficile capire chi è il decision maker osservando solo il look. 

Nelle società moderne abbiamo sviluppato la ‘’cognizione abbigliata’’: un fenomeno psicologico che descrive l’influenza degli abiti che indossiamo sui nostri processi cognitivi e decisionali e i modi in cui inconsciamente ci adattiamo alle persone e ai simboli intorno a noi.  

 

Ti comporteresti allo stesso modo di fronte a un poliziotto o ad una commessa? E se ti presentassi una persona in camice affermando in un primo momento che è un medico e in un secondo un meccanico, gli presteresti la stessa attenzione? 

Non solo l’abbigliamento, ma anche gli oggetti hanno un ruolo fondamentale. La ‘”cognizione incarnata’’ (sottoinsieme della cognizione abbigliata) ritiene che gli umani pensino sia con il cervello che con il corpo e quest’ultimo rimandi segnali astratti al cervello influenzandone il comportamento, ad esempio tenere in mano una cartelletta ci fa sentire più autorevoli. 

 

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