La fatica di FIDARSI e il coraggio della DELEGA in azienda

“Simona, ho appena visto Carla ha bisogno di un percorso sulla fiducia e la capacità di delegare. Altrimenti la sua collaborazione lavorativa con Marta potrebbe interrompersi e così anche la loro amicizia”.

Chiudo la telefonata con Lucilla e subito penso:

“la fiducia si può insegnare e imparare?”
Si, certo! E’ come allenare un muscolo atrofizzato che prima ci rende deboli e affaticati e poi forti e resilienti. Solitamente, le difficoltà di fiducia e delega sono tematiche calde nelle aziende a conduzione familiare, Carla e Marta, invece, sono socie in azienda e amiche di lunga data.

Metto in moto la mia auto e anche il mio cervello. I miei migliori brain storming avvengono mentre guido o quando sono sotto la doccia, ma è un dettaglio poco interessante. Cosa so della fiducia? E come posso aiutarla? Raccolgo le idee.

“Fiducia, affidabilità, credibilità, capacità di affidarsi, fedeltà, onestà” “la fiducia in se stessi”, ma anche “fiducia nel mercato” , fiducia del consumatore, “il governo chiede la fiducia”.

Da questi primi confusi pensieri mi accorgo che la fiducia è un concetto trasversale: se ne sono occupati da sempre la filosofia, la sociologia e l’economia oltre alla psicologia. Tra tutti i pensieri accademici si insinua il ritornello di una canzone:

“Mi fido di te. Io mi fido di te…cosa sei disposto a perdere?”
E su questo pensiero mi fermo. Accosto e arresto l’auto.

La perdita.

“Chi ottiene la fiducia perde qualcosa?
Chi si fida che cosa perde? E se entrambi ci guadagnassero?”.
La canzone rimane in sottofondo per tutto il tempo della mia riflessione, anche adesso che sto scrivendo.
Anche se le parole nei vari contesti sono diverse il senso della fiducia è più o meno lo stesso: le persone riescono ad avere fiducia quando qualcuno fa quello che dice. In termini psicologici la fiducia si crea nell’infanzia quando un bambino vive ripetute esperienze in cui i genitori rispettano le PROMESSE fatte.

Più in generale la fiducia si sviluppa sperimentando numerose esperienze in cui gli altri sono stati credibili e attendibili. Come? Attraverso la coerenza tra le parole e i comportamenti, come dice Vecchioni in una sua canzone:

“basta vivere come le cose che dici”.
“La fiducia non è una emozione, né un sentimento, tanto meno una sensazione”, Lo spiego a Carla quando si giustifica dicendo “sento di non potermi fidare del tutto, l’istinto mi dice di non fidarmi: è più forte di me”.

La fiducia è uno stato cognitivo, è un insieme di aspettative, convinzioni, credenze che diventano, secondo Rotter, parte della nostra personalità.

Le credenze, convinzioni, aspettative, pregiudizi o preconcetti sono pensieri, modi di interpretare la realtà che possono essere cambiati. Nascono dalle esperienze precedenti, che non si possono cambiare e che insegnano a fidarci oppure no ma, l’insegnamento che traiamo, ciò che impariamo può essere cambiato, incrementato, modificato.

Se un apprendimento non è funzionale alla vita, è utile disapprendere per imparare nuovamente. Ed è quello che faremo insieme.

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La fiducia negli altri si fonda su tre basi:

la fedeltà agli impegni presi e alle promesse fatte;

il rispetto delle confidenze ossia la credenza che gli altri mantengano il riserbo su informazioni private e non le usino come armi emotive che espongano a disagio, dell’imbarazzo o sofferenza;

e infine

l’onestà ovvero la credenza che gli altri dicano la verità, che abbiano intenti benevoli e non manipolatori. Gli antichi greci, prima di noi, nel mito di Damone e Pizia insegnano che la fiducia è sempre associata alla lealtà.

In tempi più recenti Covey individua i quattro cardini della fiducia nelle relazioni lavorative, due si basano sul carattere (integrità e intento) e due sulle capacità (abilità, risultati tangibili).

“ Dobbiamo capire da cosa nasce la tua sfiducia . E’ una questione di fedeltà, di rispetto e riservatezza, di onesta?”
“No, non credo, Marta è leale, fa quello che dice ed è onesta, anche se a volte non rispetta la burocrazia, vorrebbe aprire nuove collaborazioni e io non capisco perchè” risponde Carla.

“Quest’ultima cosa è interessante” dico “dobbiamo quindi indagare quali caratteristiche di personalità e quali di capacità non la rendono, per te, degna di fiducia”

“Non saprei, non c’è niente di così lampante, voglio rifletterci bene”.

Quando si prova sfiducia verso una persona, si tende ad attribuirle l’intera responsabilità e si attribuisce la macchia dell’indegnità e dell’incapacità. La realtà che nessuno vuole vedere è, invece, che se non ci fidiamo di una persona, parte della responsabilità è nostra.

“Quando andate al lavoro, la vostra responsabilità principale dovrebbe essere quella di creare fiducia”
R. Eckert, amministratore delegato Mattel

Mi chiedo se Carla stia offrendo a Marta le condizioni per fare bene e essere affidabile e credibile? Le garantisce un contesto dove può eccellere o dove è destinata al fallimento?

“ Ognuno è un genio ma se valuti un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà l’intera esistenza a credersi stupido”
(Albert Einstein)
e tu non avrai fiducia.

“Sei sicura di aver delineato bene con Marta i ruoli? C’è chiarezza sulla competenze specifiche e sulle competenze condivise, conosci le sue ambizioni? Le sue aree di crescita e potenziamento? La stai sostenendo?”

Carla è stanca, si lamenta del troppo lavoro e dei pochi risultati ma, come prevedibile, parte dello stress è generato da alcuni comportamenti tipici della sfiducia: accentrare il lavoro, non delegare, correggere fino a cambiare totalmente il lavoro altrui, mancanza di comunicazione.

“Sei sicura che il lavoro che le assegni e che immancabilmente ricominci tu da capo sia davvero scadente? O ha uno stile diverso dal tuo?”

“ La nostra diffidenza è molto costosa”
R.W.Emerson
“Ma perché devo fidarmi? Io proprio non ci riesco. Ho bisogno di avere il controllo” mi chiede stizzita Carla.

“Perché nella vita come in azienda siamo interdipendenti, non possiamo fare tutto da soli, in molte cose dipendiamo da altri ed è importante imparare a fidarsi. Hai potuto scegliere la farina, il lievito, il tempo di lievitazione, la modalità di cottura, la conservazione e la modalità di trasporto della briosche che mi stai offrendo e che stai mangiando? colazioneNo, ma ti stai fidando di chi ha lavorato la farina, l’ha infornata, trasportata e conservata prima che arrivassi tu al bar”.

Nel mondo del lavoro integrazione, coesione,interdipendenza e necessità reciproca sono come quattro strumenti diversi, la fiducia è la musica che permette loro di suonare insieme e avere un senso. Lo dice anche Drucker che il manager deve essere prima di tutto un buon direttore d’orchesta che sa ispirare fiducia.

 

La fatica di Carla è legata alla sua necessità di controllo e di avere garanzie ma in un team più che spendere tempo ed energie per ricercare la certezza assoluta e la previsione più precisa di successo, serve imparare a tollerare e accettare il rischio anche se fa sentire vulnerabili.

tigre“ La fiducia non da mai garanzie”
(Michela Marzano)
Ma è indispensabile.

La fiducia tocca corde molto umane. Nel parleremo nei prossimi articoli dedicati a come fidarsi e delegare e cosa fare per accrescere la fiducia.

Ed ecco che torna la canzone di Lorenzo Cherubini a ricordarmi la bellezza e la fatica della fiducia:

“Rabbia, stupore, la parte, l’attore, dottore che sintomi ha la felicità? L’evoluzione, il cielo in prigione, questa non è un’esercitazione. Forza e coraggio, la fede, il miraggio la luna nell’altra metà, lupi in agguato il peggio è passato. Forse fa male eppure mi va di stare collegato, di vivere in un fiato, di stendermi sopra un burrone e di guardare giù. La vertigine non è paura di cadere ma voglia volare!

Mi fido di te. Cosa sei disposto a perdere?”

Lascio a Carla un vasetto Ellecubica che contiene una frase su cui le chiedo di riflettere e la invito ad ascoltare la canzone “Mi fido di te”, di Lorenzo Cherubini. Le suggerisco la versione live Backup tour perché, se si ascolta con attenzione, si percepisce chiaramente l’interazione tra i vari strumenti musicali che dialogano, si sostengono, si rispecchiano.

Come l’integrazione, la coesione,l’interdipendenza e  la necessità reciproca dovrebbero suonare in un team di lavoro dove c’è la fiducia. Ascoltatela anche voi, dopo o durante la lettura. Vi impegna solo per 5 minuti.

Quando rivedrò Carla ripartiremo da qui.

Ne approfitto per invitarvi al nostro Webinar dedicato alla valorizzazione delle imprese familiari, scopri di cosa parleremo qui.

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