Invidia = si può eccellere!

C’è invidia nel tuo team?

Ottimo la competizione vi farà eccellere!

Nella sala d’attesa vi sono appesi quadri che riportano citazioni di filosofi greci, restiamo incantate a leggerle. Noi che la filosofia la amiamo e la utilizzano spesso nei nostri percorsi.

Ci rimangono gli occhi incollati a questa “Non si deve invidiare nessuno; i buoni non meritano invidia; per quanto riguarda i cattivi, più hanno fortuna e più si rovinano.”

E’ di Epicuro.

Ancora non sappiamo il motivo per cui questa piccola azienda manifatturiera ci ha contattato. L’imprenditore ha solo detto di avere dei conflitti interni da risolvere, crediamo si tratti di gestione strategica dei conflitti.

Quando Giampiero arriva stiamo sorseggiando un the verde, gelsomino e vaniglia. In questa azienda pensano a tutto, concordiamo. Giampiero chiede di poterci dare del tu e noi facciamo lo stesso con lui. Ci illustra la situazione, raccontandoci che le persone valide, nel suo team non durano molto. Tra colleghi regna il disagio e il malcontento e non si riesce a collaborare per obiettivi comuni. Ci racconta che alcuni soggetti pare vengano messi da parte dagli altri collaboratori ed altri suoi collaboratori si lamentino spesso e siano recriminatori verso la sua figura.

CONCLUSIONE: la produttività registrata è molto più bassa rispetto alle risorse impiegate.deflazione

Ci poniamo in ascolto, facendo attenzione a leggere anche il non esplicitato e dopo qualche domanda esplorativa comprendiamo che l’intervento da proporre non sarà sulla gestione dei conflitti. Qua non c’è bisogno di un training motivazionale o di colloqui di coaching individuali. Tutt’altro.

Leggi e capirai.

Le persone provano emozioni. E’ naturale.

Le provano in continuazione e ovunque anche e sopratutto sul posto di lavoro. Tuttavia spesso le culture aziendali sanno poco delle emozioni, non sempre sono interessate ad analizzarle, spiegarle e risolverle. Lo stress correlato all’attività lavorativa è un tema molto importante e molto si sta facendo per comprenderne causa.

I fattori di rischio dello stress correlato al lavoro sono stati individuati  nella cultura aziendale, nelle richieste, sui sistemi di controllo, sui rapporti interpersonali e sulla gestione del cambiamento. Tuttavia ci si dimentica che, tutti questi fattori di rischio sono accompagnati da reazioni emotive intense.

E potrebbero diventare preludio a un’organizzazione disfunzionale.

Una delle emozioni presente nel mondo del lavoro, poco considerata, spesso invidiainterno2innominabile, ma sicuramente non percepita nè sfruttata come leva competitiva è: l’invidia. 

L’invidia esiste da sempre. Era presente nell’antagonismo delle fiabe e delle favole che leggevamo da piccoli ed era identificata con personaggi meschini e sgradevoli, come monito culturale per scoraggiarne l’emulazione. Così ci hanno insegnato a non manifestarla l’invidia ma ci hanno insegnato a non provarla? L’invidia è, tra tutte le emozioni, quella che le persone negano più spesso di provare: accettano di essere gelose ma non invidiose. Come mai?

E quali impatti può sull’organizzazione un gruppo di persone che negano la loro invidia?

PERCHÉ negare di essere invidiosi?

 Invidiare deriva dal verbo latino invidere “guardare qualcuno di traverso” “guardare  con occhio malevolo”.  La caratteristica specifica dell’invidia è dunque lo sguardo, non a caso nel girone dantesco dell’inferno, gli invidiosi vengono raffigurati con gli occhi cuciti. E’ proprio attraverso lo sguardo,  e quindi il confronto con l’altro, che la persona invidiosa si accorge che ciò che desidera e di cui si sente privato è in possesso di qualcun altro. Ora risulta piuttosto intuitivo il motivo che non permette alle persone di provare e manifestare invidia.

Se palesassero l’invidia mostrerebbero all’altro (e a se stessi):

  • il senso di inferiorità;
  • la sensazione di essere manchevole;
  • la scarsa fiducia in se stessi;
  • la tendenza a mettersi in competizione.

Chi invidia in genere desidera e ambisce a ciò ce l’altro possiede, ne riconosce il valore ma, non riesce a provare ammirazione perché risulta intollerabile uscire perdente dal confronto. L’invidioso quindi sminuisce, svaluta, osteggia, esclude o ridicolizza l’altro per provare a se stesso che l’altro è indegno e non dovrebbe possedere ciò che lui desidera.   

Su meccanismo dell’invidia si è soliti porre un velo di vergogna, per questo quasi nessuno ammette di provarla ma l’invidia esiste.

Esiste nella vita e quindi anche sul lavoro.

L’IMPATTO DELL’INVIDIA  in AZIENDA

Nell’azienda famigliare di Giampiero l’invidia sta influenzando negativamente gli indici di produttività. In gergo di risorse umane si chiama tall poppy syndrome (sindrome del papavero alto) e affligge le persone creative e di talento che, per cercare di non creare invidia, si ritirano dal gioco e offrono prestazioni al di sotto del loro potenziale, per uniformarsi al gruppo e non avere problemi di relazione.Tall-Poppy

La conseguenza della tall poppy syndrome si ripercuote dunque sulla produttività e sull’innovazione. L’invidia pura oltre a ridurre la produttività ( perché le persone sono impegnata a reprimere o a amplificare questa emozione), incide sull’aumento della frequenza del turnover di risorse e del tasso di assenteismo e sulla riduzione della  salute del personale. Se sei un imprenditore, siamo sicure che questo discorso non ti suona nuovo.

A quante risorse preziose hai già rinunciato da inizio anno? Quante potresti ancora perderne? Certo, tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, sei portato a credere. Giampiero è stanco di perdere risorse preziose, che poi, avviano una loro attività o si rivolgono alla concorrenza. Oltre al calo di produttività la beffa.

CONSIGLIO NR. 1 da subito osserva attentamente gli atteggiamenti dei collaboratori, le loro interazioni. Fallo come se tu non fossi il loto datore di lavoro.

 Prova a pensare a questo. Una dinamica che potrebbe essere presente anche nella tua azienda.

Le persone che invidiano riducono al massimo le interazioni con l’invidiato e di conseguenza si riduce il dialogo, la collaborazione e la qualità del lavoro.

Questo dato evidenzia come l’invidia distrugge i legami e

senza legami non c’è organizzazione. 

“L’invidia non è mai vista per quella che è […] essa si nasconde dietro altri sintomi disfunzionali come la violenza tra membri del team, intensa rivalità, fanatico individualismo o una cattiva atmosfera di lavoro”.

Dall’aggressività esplicita si può passare a quella silente orientata a sabotare il lavoro dell’invidiato (e quindi di tutto il processo organizzativo) o a danneggiarne la reputazione per ottenere maggiori attenzioni.

L’invidioso danneggia anche se stesso ma questo aspetto non è un deterrente sufficiente per fermarsi. Il caso Gucci docet. La disputa tra i fratelli Aldo e Rodolfo Gucci paragonata, dal giudice Conner del Tribunale Distrettuale di New York, alla storia di Caino e Abele, portò l’azienda famigliare omonima a grandi perdite ma, il desiderio di distruggere l’altro era più forte del senso di auto protezione dal fallimento finanziario.

IL SISTEMA MANAGERIALE PUO’ ALIMENTARE L’INDIVIDIA?

Se pensiamo all’anatomia dell’invidia e ai pilastri su cui si regge (desiderio di riconoscimento; confronto sociale e il senso di inferiorità; scarsa fiducia in se stesso, desiderio di ciò che si ritiene possa essere desiderabile dagli altri,) la risposta è intuitiva: si, alcuni sistemi manageriali alimentano l’invidia.

L’invidia si basa anche sul senso di giustizia ed etico di riconoscimento del proprio operato quindi, un complimento o un benefit in più ad una persona, la sensazione degli altri di non avere la giusta attenzione possono aumentare il sentimento di frustrazione e alimentare l’invidia.

CONSIGLIO NR. 2 attenzione a quando riconosci benefit o invii mail a tutto il personale per richiamare solo qualcuno.

Una politica basata su principi ugualitari non riduce l’invidia e ha conseguenze dannose sull’innovazione e la produttività.  La tendenza a eliminare le differenze tra dipendenti e l’iper-standardizzazione, che esalta l’uniformità a scapito dell’identità e delle abilità personali, producono  e rinforzano l’invidia.

Una politica basata sul rinforzo della rivalità, che si sviluppa confrontando le persone su pochi criteri, designando modelli, sviluppando giudizi di valore e rendendo sempre più desiderabile il raggiungimento dalla vittoria, sviluppa e alimenta l’invidia.

Se la tua pratica manageriale prevede una valutazione della performance che si riduce a pochi criteri, è esclusivamente quantitativa, è valutata giornalmente, è  visibile a tutti e non tiene conto dei fattori esterni, forse sta rinforzando l’invidia nel tuo team.images

Se nella tua pratica manageriale sono previste ricompense personali e suddivisione in categorie, forse stai rinforzando l’invidia nel tuo team.

Se la struttura gerarchica è piatta e la possibilità di progredire sulla scala della carriera è limitata forse potresti generare e rinforzare l’invidia nel team.

CONSIGLIO NR 3.

Se vuoi evitare che l’invidia cresca oltremisura e intervenire per sviluppare una organizzazione più funzionale contattaci.

Come per Giampiero  trasformiamo l’invidia in carburante verso l’eccellenza e rilanciamo la produttività della tua azienda.

(Teso di Dr.ssa Simona Masneri & Dr.ssa Lucilla Rizzini)