Cultura organizzativa e export business

“La cultura si mangia la strategia per colazione”, e se a dirlo è un guru del management come Peter Drucker non possiamo fare altro che starlo ad ascoltare.

In realtà, a sostegno di questa affermazione esistono numerosi studi. Le aziende con una cultura aziendale forte dimostrano, infatti, di avere collaboratori più coinvolti e motivati, un basso turnover, maggiore produttività e clienti più soddisfatti; Il tutto ovviamente si traduce in maggiori profitti.

Ma cos’è la cultura aziendale e in che modo può sostenere il tuo export e il tuo processo di internazionalizzazione?

La definizione di cultura organizzativa più utilizzata è quella di Edgar Schein, psicologo statunitense e grande appassionato del tema “cultura e azienda”.

Secondo Schein:

“la cultura organizzativa è l’insieme coerente di assunti fondamentali che un dato gruppo ha inventato, scoperto o sviluppato imparando ad affrontare i suoi problemi di adattamento esterno e di integrazione interna, e che hanno funzionato abbastanza bene da poter essere considerati validi, e perciò tali da poter essere insegnati ai nuovi membri come il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi.”

 

Si tratta di una definizione complessa ma che ben sintetizza il suo pensiero. Ancora, Schein crede che la cultura di un’azienda sia caratterizzata da tre elementi:

  1. gli artefatti: cioè tutto ciò che si può vedere, come l’abbigliamento, la gerarchia o dei gerghi specifici;
  2. i valori espliciti: cioè i valori creati e fatti circolare dalla leadership, come la vision e la mission;
  3. gli assunti di base: cioè tutto quello che non si può vedere, ma rappresenta l’essenza stessa della cultura aziendale. Esempi sono i sentimenti, le relazioni, le storie tramandate e non.

 

E’ evidente, quindi, che per costruire una cultura organizzativa solida e orientata all’internazionalizzazione bisogna concentrarsi su più aspetti, e tutti puramente qualitativi, della vita aziendale.

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