Come ottenere uova d’oro dalle tue galline

C’era una volta la gallina dalle uova d’oro… c’era una volta, adesso non c’è più. Il contadino l’ha ammazzata per svuotarla del suo contenuto ma è rimasto…a bocca asciutta. Niente più uova per lui.

E’ ciò che accade, spesso, a imprenditori e manager che vogliono incrementare le performance dei propri collaboratori, quelli che loro, spesso, si ostinano a chiamare “dipendenti” senza comprendere che la parola “dipendente” già di per sé esclude agli stessi la possibilità di essere autonomi e, chissà, magari pure di performare al meglio delle loro possibilità. Questa situazione è un evergreen all’interno delle organizzazioni anche quando si tratta di progetti di internazionalizzazione, in cui, ancora di più sono le specifiche competenze del singolo ad essere di vitale importanza per il buon esito del progetto.

L’imprenditore o manager che fa la “voce grossa” pur, di fatto, senza dover alzare la voce, è il miglior antidoto per l’equilibrio motivazionale dei propri collaboratori, equilibrio che è strettamente legato al senso di auto-efficacia.

La teoria di Bandura in tal senso definisce il senso di “ senso di autoefficacia “ come la convinzione nelle proprie capacità, convinzione di saper organizzare e svolgere delle azioni per gestire le situazioni e raggiungere i risultati prefissati. Ma, se il capo fa continuamente la “voce grossa” e tende a sminuire le capacità dei propri collaboratori il senso di auto efficacia diminuisce sempre di più finché la gallina torna a produrre uova classiche o, addirittura, sciopera e non produce più alcun uovo.

Tanto più i nostri collaboratori si sentiranno adeguati alle situazioni interculturali che devono affrontare tanto maggiore sarà il loro livello di ambizione ed aspirazione, la loro motivazione e le loro possibilità di avere successo.

Le situazioni interculturali, per loro natura, racchiudono tanto opportunità quanto avversità.

Lasciare autonomia nella valutazione delle situazioni e nella proposta di soluzioni è il miglior modo per motivare il proprio team e far si che continui a produrre uova d’oro.

Al contrario chiedere loro di essere propositivi e poi cassare ogni idea o progetto perchè non adeguato crea una frustrazione che può portare ben presto a situazioni di stallo prima e fuga poi.

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Allora che si fa?

Come si ottengono uova d’oro dalle nostre galline?

Nei percorsi di coaching, business ed export, io applico un metodo molto semplice ed altrettanto efficace.

E’ in 5 step.

Le prime due fasi alternano attività di coaching ad attività di consulenza.

Step nr. 1: eseguiamo una mappatura di competenze (hard skills) e potenzialità (soft skills) per ogni collaboratore del progetto.

Step nr. 2: definiamo i ruoli e le responsabilità per ogni risorsa allocata al progetto.

Molto spesso, il mio intervento in azienda come export coach avviene in un momento avanzato del progetto quando le risorse messe in campo non danno risultati e si corre ai ripari perchè le galline hanno smesso di fare uova o, addirittura, non hanno mai iniziato. E allora si pensa a dei cambi strategici, si naviga a vista zigzagando tra competenze che mancano e opportunità da cogliere al volo.

Il coach, a questo punto, si focalizza sulle risorse umane perchè prima di intervenire con cambiamenti drastici di strategia è indispensabile far funzionare al meglio le risorse che già si hanno a disposizione. Se ancora non è presente si fa una mappatura + ridefinizione (come da step precedenti) utilizzando gli strumenti dell’export coaching.

Se invece la situazione è già ben chiara allora ci si concentra sui passaggi successivi.

Step nr. 3: check up delle risorse interne (le nostre galline) con distinzione tra due gruppi, quelle che hanno un forte orientamento all’azione (locus of control interno) e che sono determinate a perseguire gli obiettivi che si prefiggono e, quelle che hanno un orientamento all’inazione e dipendono dagli altri (locus of control esterno) e che tendono ad avere un approccio fatalista rispetto alla loro stessa vita e all’ambiente. Per ogni gruppo c’è una tipologia di allenamento motivazionale ben diversa.

Step nr. 4: condivisione dei risultati nel gruppo di lavoro per identificare le azioni sinergiche da mettere in campo al fine di rimettere in circolo la motiv-azione per ognuno dei due gruppi e dei singoli collaboratori. Nel farlo viene utilizzata la tecnica bottom up che, partendo dal basso, progetta degli interventi strategici che siano condivisi e quindi automotivanti. Perché la 4° regola della motivazione ricorda

“La partecipazione attiva è motivante”

Step nr. 5: attivazione del feedback secondo lo schema SKS (stop doing, keep doing & start doing) tra imprenditore/manager e collaboratori partendo da tre semplici domande:

  1. Per raggiungere il nostro obiettivo di export cosa dobbiamo smettere di fare (internamente come fattore demotivante ed esternamente come errore strategico)?
  2. Cosa dobbiamo continuare a fare (internamente come fattore potenziante ed esternamente come fattore strategico ed operativo nel breve e medio periodo)?
  3. Cosa dobbiamo iniziare a fare (internamente come fattore motivante ed esternamente come fattore strategico a medio e lungo termine)?

Last but not least: ricorda che le tue galline hanno, molto probabilmente, delle leve motivazioniali diverse dalle tue e che ciò che motiva te potrebbe de-motivare loro.

Il primissimo step è quello di esplorarle e riconoscerle:

coaching bresciaper questo ti serve un coach.

Il fai da te funziona solo se hai le competenze adeguate.

Buona giornata e un augurio pasquale con tante uova d’oro per il tuo business!