Ellecubica | Relazioni da fast food
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Relazioni da fast food

coaching brescia

Relazioni da fast food

“Trovare un uomo serio è quasi impossibile”

“Non ci sono più le brave ragazze”

Almeno in  questo senso, le relazioni sembrano essere democratiche: tutti si lamentano della stessa mancanza.

Ma se uomini e donne vogliono la stessa cosa e quindi, la domanda e l’offerta si equivalgono, come fanno tante persone a non incontrare l’anima gemella?

Credo che a monte ci siano due aspetti importanti che non riguardano l’altro ma noi stessi.

Il primo aspetto riguarda il tipo di atteggiamento verso la relazione. Non basta desiderare una relazione, è necessario conoscere i propri bisogni inespressi che, come la polvere negli ingranaggi, sono invisibili ma possono rallentare e spesso “rompere” il naturale funzionamento. Tutti i bisogni inespressi si accompagnano alla sensazione dell’altro di non “sentirsi rispettato”.

 

Nel corso “Le relazioni dalla A alla Z” affronto le “tipologie” di persone in base ai loro bisogni inespressi.

Si comincia dall’uomo (o donna) “ape” fino ad arrivare all’uomo (o donna) “vampiro”, passando per l’uomo (o donna) fast food, vera piaga per la salute del cuore. Il parallelismo con l’obesità e i problemi cardiovascolari connessi non fa una piega.

I tipi da fast food entrano nelle relazioni con leggerezza, se non gli piace il prodotto, non tornano o se lo fanno è perché non hanno alternative valide, hanno bisogno di qualcosa di veloce e poco nutriente. Relazioni che riempiono senza nutrire. La persona che sceglie questa modalità relazionale quasi sempre pensa che nessuno ci perderà e ignora che l’altro potrebbe invece sentirsi come “un cibo spazzatura”.

Il secondo aspetto, strettamente connesso al primo, riguarda il nostro wi-fi emotivo: se parliamo di tipologie significa che nelle relazioni, entrano “delle caricature” e non le persone vere.

E’ sempre più facile essere connessi virtualmente con le persone ma, emotivamente, il nostro wii-fi è spento.

Brené Brown nelle sue ricerche si è occupata di “connessione”,”vulnerabilità”, “vergogna”, “coraggio” e “coraggio”, condizioni indispensabili per entrare in relazione con l’altro.

La vulnerabilità è uno stato d’animo associato all’incertezza, all’inquietudine eche si prova quando non si ha il controllo di tutto e su tutto. Nelle relazioni, forse l’eccesso di controllo, porta ad essere dei tipi da fast-food (decido io se, quando, dove, perché e per quanto tempo)piuttosto che dei “vulnerabili coraggiosi”.

Queste considerazioni valgono, inevitabilmente, per l’ambiente di lavoro che insieme con la collega coach Lucilla trattiamo da un punto di vista emotivo e anche razionale.

Come si possono razionalizzare le relazioni?

Si può, se oltre a darne una lettura, emotiva lavoriamo con il coaching per acquisire consapevolezza sui nostri atteggiamenti e facciamo un piano d’azione che ci porti a migliorare i nostri piccoli gesti quotidiani nell’ambiente di lavoro. Certo tutto questo passa attraverso consapevolezza, responsabilità e impegno.

Per migliorare le relazioni in ambito professionale gli individui devono necessariamente migliorare a livello personale, non possiamo scindere il nostro ruolo professionale, di imprenditori, manager, collaboratori dalla nostra autenticità personale.

Ti vogliamo lasciare con una domanda relativamente al tuo ambiente profwifi-43872_1280essionale ed è questa:

Quanto è importante, nell’ambiente di lavoro, costruire relazioni autentiche piuttosto che scollegare il proprio wi-fi emotivo?

 

 

(Testo di Dr.ssa Simona Masneri)
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