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Business

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5 cose che devi fare prima della fine dell’anno (+ 1 regalo)

Tutto il mondo pare che acceleri, andando di gran carriera, per arrivare il prima possibile ai prossimi giorni di festa.
Accelera per poi fermarsi.

Silent night! Holy night! All is calm all is bright…

Nei giorni scorsi, col mio team, abbiamo dedicato del tempo per riflettere sul nostro 2017. Personalmente, come individui e professionisti, e professionalmente come team.
Siamo partiti da alcune semplici domande. Le classiche domande che, da business coach, rivolgiamo ai nostri clienti. Questa volta, con curiosità e senso critico, le abbiamo indirizzate a noi stessi.

First thing to do: il bilancio di fine anno

Per farlo ti possono servire le semplici domande aperte di cui sopra. Eccole:

1. Qual è la cosa realizzata nel tuo business nel 2017 che ti rende più orgoglioso, più soddisfatto del tuo comportamento?
2. In questa situazione quali punti di forza hai messo in campo?
3. Cosa, al contrario, credi di non aver fatto al meglio delle tue capacità?

4. Quali sono gli ostacoli che hai incontrato?
5. Oggi, in questo preciso momento, cosa faresti di diverso?
6. Cosa vuoi realizzare professionalmente e ancora non hai fatto?

Grazie a queste domande potenti ottieni un insight chiaro e preciso dei tuoi risultati. Potresti renderti conto che hai raggiunto tutto ciò che avevi prefissato o, al contrario, che i risultati non siano poi così entusiasmanti. In entrambi i casi fai attenzione a non lasciarti influenzare troppo dallo stato emotivo che ne consegue. Potresti aver conquistato ogni tuo obiettivo ed essere euforico oppure non aver raggiunto ciò che ti aspettavi e cadere in uno stato di frustrazione. Nel primo caso l’euforia, l’entusiasmo potrebbe trarti in inganno. Premiati per i risultati, celebra il successo e poi guarda oltre.

Se, al contrario, non hai raggiunto ciò che avevi pianificato… no worries! Leggi il contesto come leva di empowerment ed allena i punti deboli che ne sono emersi. Tuoi o del tuo team.
(Se vuoi fare un bilancio più approfondito restiamo volentieri a tua disposizione per un BBC, il nostro Business balance check. )

Second thing to do: il tuo stato fisico, la tua salute

Nei prossimi giorni di festa forse esagererai col cibo o, forse, è tua abitudine farlo spesso, e così ti senti stanco, dormi male (o non dormi affatto), sei nervoso e stressato.
Oppure, sei una professionista in perfetta forma fisica, che si allena quotidianamente, si nutre con coscienza e si prende cura di sè. Bene!

In entrambi i casi ti suggerisco di pianificare i tuoi check up per il prossimo anno. Cerca un’attività che ti stimoli ad abbandonare, di tanto in tanto, l’ufficio, prendere una boccata d’aria ed allenare corpo e mente. Nel libro “Cambiare passo” Arrianna Huffington, founder dell’Huffington Post scrive:

L’attuale modello di successo, che si identifica con superlavoro, esaurimento da stress, mancanza di sonno, lontananza dalla famiglia, connessione 24 ore su 24, non funziona. Non funziona per le aziende, né per le società in cui è il modello dominante, né per il pianeta.

Nell’ultimo periodo io ho scoperto il mondo dell’arrampicata: mi stimola, mi diverte e mi porta ad essere in totale stato di flow. Me ne sono perdutamente innamorata ed è la mia palestra fisica e mentale di questo periodo. Trova l’attività che meglio si confà alle tue esigenze, che ti stuzzica e allena corpo e mente per le tue prossime sfide professionali.

Third thing to do: fai decluttering del tuo ambiente (di lavoro e non solo)

Per aggiungere valore a ciò che fai devi togliere.

Less is more.

(Ludwig Mies van der Rohe)

In Giappone vige il culto danshari il cui nome deriva dall’unione di ben tre verbi: dan (rifiutare), sha (buttare) e ri (separarsi dal desiderio di possesso).
Come a dire: butta le scartoffie depositate sulla tua scrivania, vecchie riviste, libri acquistati e mai letti (sono un’ottima idea recoaching bresciagalo) come anche vestiti (scarpe/borse) che non porti da tempo (sono una donna so quanto sia difficile!).

Mail, newsletter a cui ti sei iscritto compulsivamente, vecchi file, ebook scaricati e mai letti. Sistema il desktop del pc, evita che appaia come nell’immagine qua a fianco…

 

Fourth thing to do: fai un check up economico

Come è andato il 2017? Quali sono stati i tuoi profitti? Come calcoli i costi di produzione della tua azienda? Cosa ti serve per migliorare l’andamento economico del tuo business?
Per il 2018 verifica eventuali bandi e/o finanziamenti che possano aiutarti ad accelerare il tuo business. Chiamaci per un check up gratuito, i nostri esperti ti aiuteranno ad individuare lo strumento idoneo per raggiungere risultati economici e profittevoli duraturi.

Fifth thing to do: set realistic goals

Adesso si.

Adesso puoi pianificare il tuo 2018.

Puoi definire obiettivi che siano sostenibili per la tua azienda, per il tuo business, per il tuo team. Ricorda che se vuoi coinvolgere la tua squadra la prima cosa da fare è ingaggiare ogni membro nella definizione degli obiettivi di business. Che non significa inviare una mail del tipo “vi preghiamo di lavorare sul budget di fatturato previsto per il 2018 e comunicarlo entro il xxx!”

Come coach ti ricordo che ogni obiettivo deve essere SMART ossia specifico, misurabile, fatto di alleanze, realisticamente realizzabile e tempificato. Se non sai da che parte iniziare, scarica la nostra worksheet cliccando qui.
Ci sono molte altre cose che potresti fare a fine anno ma, a mio modo di vedere, ritengo che questo sia già un ottimo punto di partenza.

Dimenticavo, a Natale, si dice, siamo tutti più buoni.

Forse è il momento giusto per fare una telefonata ad un ex amico, un ex collaboratore, una persona con la quale ti vuoi scusare, vuoi riallacciare o anche definitivamente chiarire e chiudere.
Fa parte del clean up your mind and your soul.

So..now, what else?

Silent night! holy night! All is calm all is bright!

 

 

to you all!

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Passione o pensione, cosa vuoi veramente?

“Per il progetto di internazionalizzazione ho deciso di non procedere ad alcuna attività. Ci arrangiamo come siamo. Ringrazio. Cordiali saluti.”

Elogio di un presunto insuccesso.

Ebbene si, questa è l’email di risposta di un potenziale cliente che rifiuta il nostro progetto di internazionalizzazione con l’utilizzo dei voucher TEM messi a disposizione del MISE. Un cliente che già nel 2015, senza alcun voucher, abbiamo affiancato con l’attività di export coaching portandolo all’acquisizione di 2 nuovi clienti, tutt’ora attivi. Un imprenditore che alla mia domanda successiva alla sua risposta sopra citata “che strategia intende seguire?” ha risposto “quella di arrangiarsi”.

Con questa azienda abbiamo lavorato anche con lo strumento del coaching, per un breve periodo: l’imprenditore non era ancora pronto ad un cambiamento importante. E così, succede che quando stai troppo nella comfort zone, torni alle tue vecchie abitudini, la facilità e il “ci arrangiamo così”, torna a prendere il potere, i super poteri che tu le concedi.

Ed allora, in questi casi, io ti chiedo “IMPRENDITORE, COSA VUOI VERAMENTE? PER TE… PRIMA CHE PER LA TUA AZIENDA.”

 

Tendiamo a vedere l’imprenditore e la sua azienda come un tutt’uno, ma non è cosi.

 

Gli imprenditori sono persone, con i loro vissuti, i loro sogni (spesso totalmente slegati dall’azienda…) le loro famiglie, le loro passioni, le loro insicurezze personali.

Come Simone, un imprenditore metalmeccanico con la passione per la musica con il quale con il team coaching, stiamo sviluppando un intervento per creare squadra

“voglio che siamo tutti come una band, a volte rock, a volte pop, a volte un’orchestra, evidenziando le tipicità individuali”.

Questo imprenditore sa bene cosa vuole.

Quando mi trovo difronte ad una persona che vedo essere confusa rispetto al progetto di team o export coaching sul quale lavorare con noi, io parto con tre semplici domande:

  1. Che cosa ti appassiona veramente e perchè?

Spesso ci auto convinciamo che la nostra professione sia la nostra passione. Per svariati motivi: perchè abbiamo ereditato l’azienda, perchè quel che facciamo lo facciamo bene, perchè guadagniamo bene…

2. Qual è la cosa realizzata sul lavoro, quest anno, che ti rende più orgoglioso, più soddisfatto del tuo comportamento?

Il tal progetto concluso o ancora in corso, l’aver affrontato in maniera assertiva un fornitore rognoso, la squadra che ho creato con impegno e passione. Di fronte a questa domanda vedo persone restare in silenzio per minuti per poi rispondermi “realmente, Lucilla, non lo so”.

Imprenditore, cosa vuoi veramente?

Come puoi pretendere di avere un team motivato se tu stesso non sai cosa realmente vuoi, cosa ti motiva?

3. Cosa vuoi realizzare sul lavoro ed, ancora, non hai fatto?

Il successo dipende dalla preparazione precedente, e senza una tale preparazione c’è sicuramente il fallimento.

CONFUCIO

La passione da sola non basta, ci vuole l’impegno, ci vuole responsabilità, ci vuole strategia. E, quella di arrangiarsi, qualsiasi sia il progetto, non credo sia quella adeguata.

I collaboratori sono la più grande risorsa di un imprenditore o manager e sono anche il suo più grande cruccio. Perché, sebbene siamo nell’era 4.0, le persone restano troppo spesso ancorate alle convinzioni che le bloccano al 2.0, compreso gli imprenditori stessi nonostante i mille laboratori 4.0 che frequentano.

Ma…non tutti per fortuna.

Noi di Ellecubica, siamo molto fortunati, abbiamo clienti almeno allo stadio 3.0 e con noi stanno portando avanti i percorsi Team 4.0 oppure Global Team 4.0 per continuare a crescere.

L’imprenditore dell’esempio iniziale non è più un nostro cliente e, sebbene, possa essere visto come un insuccesso, noi sappiamo bene che avrebbe portato fatturato ma non passione, non, profitto. Ci avrebbe avvicinato alla pensione (forse?) ma avrebbe minato la nostra passione.

Insegui la tua passione, non la tua pensione.

(Denis Waitley)

E tu insegui la tua passione o la tua pensione?

Per scoprire i nostri per-corsi TEAM 4.0 & GLOBAL TEAM 4.0 contact us!

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Comunicazione e sensibilità interculturale

La parola comunicazione deriva da una antica radice sanscrita (com, con il senso di “mettere in comune”) successivamente evoluta nel latino communis (comune) composto dall’unione di cum (insieme) e munis (obbligazione): vi è dunque in questa parola un elemento che richiama alla reciprocità.

Comunicare significa, quindi, condividere e la comunicazione è una consuetudine che agisce da collante della società.

In base al primo assioma della Scuola di Palo Alto è impossibile non comunicare, ovvero non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento o, più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento. La comunicazione non è vista come qualcosa che una persona fa ad un’altra, ma un processo in cui i soggetti creano una relazione interagendo l’un l’altro e contribuiscono a co-costruire la realtà.

Ogni comunicazione può essere quindi considerata interculturale, visto che ci permette di acquisire la capacità di accettare dei valori diversi dai nostri.

Si può dire che l’uomo possiede una sensibilità interculturale, intrinseca o appresa, che gli permette di cambiare prospettiva (shift):

è necessario dimostrarsi empatici, interpretare i segnali degli altri, dando e ricevendo i feed-back in maniera corretta e adottare processi di apprendimento e adattamento.

La persona multiculturale non utilizza uno stesso parametro di giudizio per giudicare le diverse situazioni, ma adotta nuovi sistemi di valutazione in base al contesto in cui si trova.

In ambito business, è necessario che i manager siano formati, e sviluppino sensibilità interculturale.

A causa della globalizzazione economica, imprese molto distanti si trovano a dover comunicare tra loro molto frequentemente e, dovendo lavorare a fianco di individui di culture totalmente diverse dalla nostra, possono nascere equivoci e malintesi che portano poi ad una situazione di conflitto.

L’acquisizione delle abilità di comunicazione interculturale, secondo Hofstede, antropologo e psicologo olandese, avviene in tre fasi: consapevolezza, conoscenza e abilità.

La prima consiste nel riconoscere che ciascuno ha un proprio software mentale che deriva dal modo in cui è cresciuto; poi viene la conoscenza dei simboli, dei riti e dei costumi delle altre culture, necessaria per interagire con esse. L’ultima fase è l’abilita di comunicare tre diverse culture culture che deriva dalla consapevolezza, la conoscenza e l’esperienza personale.

Se vuoi scoprire come applicare la comunicazione interculturale al mondo aziendale e far crescere il tuo business, torna a trovarci per leggere il nostro prossimo articolo.

 

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Vuoi un team più performante? ROMPI LA ROUTINE DEL PENSIERO!

Avete mai sentito parlare di Lego?

Sento già la risposta in coro.

Ognuno di noi è stato bambino e chi non ha mai provato ad inventare, creare, immaginare battaglie, castelli, draghi, costruiti con i piccoli e grandi mattoncini.

Penso che se doveste avere davanti a voi, quel bel mucchio di mattoncini Lego, qualcuno di voi potrebbe rivivere la sua fanciullezza.

Proseguo nella mia domanda e ora vi chiedo:

avete mai sentito parlare di Lego Serious Play?

Qui già mi sto immaginando un coro meno chiassoso. Benissimo.

Lego Serious Play è un nuovo metodo, ideato dalla Lego, che ha come suo obiettivo principale quello di farci giocare seriamente, aiutandoci a rompere la routine del pensiero. Partiamo da una semplicissima frase:

“Le persone non sanno neppure ciò che conoscono”

Molto spesso, ognuno di noi, nemmeno conosce ciò che sa! Vi faccio un semplice esempio.

Sono mamma di due bimbi, 10 e 8 anni.

Il più piccolo, ha il compito di leggere un libro su Einstein e farne il riassunto. Bene: eccoci alle prime difficoltà.

–  Francesco-dico io- forza raccontami ciò che hai capito.

Occhi rivolti verso il cielo, balbuzia in azione, respiro affannato, tanti “che”, tanti “e poi”, ed infine la verità:

– Mamma, non mi ricordo tanto, anzi non so nemmeno cosa ho capito…”.

– Perfetto-aggiungo io – guarda davanti a te, hai tutti questi allegri mattoncini, ti andrebbe di costruire con le tue mani, ciò che hai capito?

Un volto luminoso, sorridente e auto sfidante, è ciò che mi sono trovata davanti.

Ecco che le mani hanno iniziato a togliere tutte le coaching bresciabarriere, i timori, le difficoltà che tutte insieme nella testa, gli impedivano di avere chiarezza.

Risultato: una meraviglia!

Lo vedete nell’immagine.

 

Ogni dettaglio ha avuto la sua meritata collocazione!

C’era persino Edison con la sua lampadina!!

Lego Serious Play è lo strumento, che, utilizzato con il Business Coaching, riesce a togliere quelle barriere, quegli ostacoli, quei blocchi, spesso invisibili, impediscono ad ogni elemento (anzi ad ogni mattoncino) del team aziendale di vedere ciò che di bello ha e nemmeno conosce!

p.s. nella foto un export manager durante un nostro corso, sta costruendo la propria identità professionale prima di dedicarsi al proprio team per incrementare il business all’estero.

 

Testo di Dr.ssa Maira Cominelli

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L’ (export) manager pinocchio: come la menzogna ti aiuta a fare business

L’onestà è la verità sono caratteristiche naturali delle persone e potrebbero essere la miglior policy per raggiungere gli obiettivi di business ma… la menzogna e l’inganno sono, allo stesso modo, elementi essenziali dell’essere umano.

Mentire è una parte del nostro processo di sviluppo, come parlare e camminare. I bambini imparano a mentire nell’età tra i due e i 5 anni e lo fanno per testare la loro autonomia ed indipendenza.

Abbiamo tanti esempi di grandi personaggi pubblici bugiardi, il buon vecchio Bill (Clinton)

“I did not have sexual relations with that woman”

oppure, in tempi più recenti, il caro Donald (Trump)

“I won the popular vote if you deduce the millions of people who voted illegally”.

Ma perché i manager (export e non solo) mentono?

Per raggiungere l’obiettivo, viene immediatamente da pensare.

Si mente perché, si crede, in questo modo, di conquistare il traguardo desiderato, prefissato da sé o dalla azienda con la quale si collabora. Giusto?

“We all lie, but not all lies are the same. People lie and tell truth to achieve a goal: we lie if honesty won’t work”

(Tim Levine, ricercatore)

Ma, torniamo alla domanda di poco sopra: “siamo certi che mentiamo per raggiungere l’obiettivo?”

Sul finire degli anni 90 alcuni professori dell’università californiana di Santa Barbara hanno dimostrato, conducendo una ricerca su 147 adulti, che si mente, in media, una o due volte al giorno. La maggior parte di queste menzogne sono tendenzialmente di piccola entità, si mente per coprire una propria inadeguatezza o per proteggere i sentimenti altrui.

Anche nel business ti chiedo io?

Non sono a conoscenza di ricerche di questo tipo per il business e mi concentro, pertanto, a riportare i dati della ricerca vestendoli dell’abito export.

“The truth comes naturally, but lying takes effort and a sharp, flexible mind”

(Bruno Verschuere, psicologo)

Gli studiosi offrono una classificazione delle menzogne in 4 tipologie:

1- le menzogne utili a promuovere se stessi

2- le menzogne utili per proteggere se stessi

3 – le menzogne utili ad influenzare gli altri

4 – quelle poco chiare

Il gruppo 1, che rappresenta circa il 44% dei motivi principali per cui si mente, racchiude i seguenti (presunti) vantaggi:

  • vantaggio economico: ossia la menzogna che porta un qualche beneficio monetario per sé o per l’azienda;
  • vantaggio personale: con la menzogna che pensiamo possa portare dei vantaggi diversi da quelli puramente economici;
  • un vantaggio in termini di personal brand con la menzogna volta a formare un’immagine positiva di se stessi;
  • un vantaggio a sfondo umoristico come quando l’(export) manager burlone racconta storielle false divertenti, barzellette o fa battute con i clienti (warning all’impatto interculturale, ne parlerò in un nuovo articolo).

Il gruppo 2 che rappresenta il 36% dei casi viene rappresentato da due situazioni tipo:

  • la menzogna per scopi di evitamento ossia l’(export) manager che mente per fuggire ad una situazione scomoda o per evitare un incontro;
  • la menzogna per nascondere un errore proprio o dell’azienda.

Il gruppo 3 rappresenta l’11% del totale e comprende due macro situazioni:

  • la menzogna con fine altruistico come l’(export) manager che copre una mancanza di un collaboratore o di un altro department aziendale;
  • la bugia maliziosa che serve intenzionalmente a ferire qualcun altro, come il competitor per esempio.

Il gruppo 4 che rappresenta solo il 9% dei casi racchiude due casi tipo:

  • la menzogna per ferire qualcun altro
  • la menzogna di tipo patologico che tende ad ignorare la realtà.

E tu che “liar” sei?

“Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o imbroglioni!”

Carlo Collodi

 

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Cosa direbbe Van Gogh?

“Non c’è blu senza il giallo e senza l’arancione”

affermava il famoso pittore olandese. E se non fosse così per tutte le lingue?

Se finora abbiamo scritto di lingue nelle quali esistono molte parole diverse per indicare uno stesso oggetto (vedi Come finestre e porte sul mondo del 10 luglio 2017), oggi accenneremo al caso contrario, cioè a quelle curiose situazioni nelle quali esiste una varietà di vocaboli alquanto limitata.

Perché questo aspetto sarebbe legato alla vita di un popolo?

Evidentemente anche la scarsità di parole per riferirsi a qualcosa ci dice molto sulla cultura di quel popolo: se non esiste la necessità di nominare un oggetto/concetto, perché creare una parola che lo rappresenti?

Se pensiamo ai colori, viene naturale credere che ogni lingua abbia coniato una parola specifica per indicare, se non proprio ogni sfumatura, almeno ogni colore.

E se vi dicessimo che esistono lingue che distinguono solo il bianco e il nero senza avere vocaboli che si riferiscano a tutti gli altri colori? In Papua Nuova Guinea, ad esempio, usano il termine mili per riferirsi a tutto ciò che tende verso una tonalità scura, mentre la parola mola per le tonalità chiare.

Una delle lingue parlate in Liberia distingue solo due parole per catalogare i colori: ziza (rosso, arancione, giallo) e hui (verde, blu e viola). Proviamo a riflettere su un caso specifico che potrebbe accadere se aveste dei partner commerciali in questo paese: se un cliente liberiano ordinasse un vostro prodotto indicando “ziza” nella colonna colore… sareste in grado di capire immediatamente a quale tinta nello specifico si stia riferendo?

Si tratta sicuramente di casi limite e forse apparentemente troppo lontani dai nostri affari, ma mai poveri di significato.

Riflettere sulla cultura e sulla lingua di un paese apre innanzitutto i recinti mentali, prima che i portafogli per concludere affari.

Fare business all’estero significa approcciarsi all’export attraverso una strategia e una sensibilità che Ellecubica mette in campo grazie al suo team di professionisti e alla sua decennale esperienza. Contattataci per una consulenza o semplicemente per farci delle domande, saremo felici di aiutarti!

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The daily bread: guadagnarsi la pagnotta

Chi non ha usato almeno qualche volta l’espressione “guadagnarsi la pagnotta” riferendosi al proprio lavoro e a ciò che si fa per portare a casa uno stipendio a fine mese?

Senza soldi non si mangia, quindi niente pane se non si lavora.

Un’immagine forse un po’ demodé, ma usata anche da altre lingue, come ad esempio l’inglese che parla di guadagnarsi il “daily bread”, letteralmente il “pane quotidiano”.

Si tratta forse di un articolo sull’arte della panificazione?

No, oggi vi parliamo di alcuni modi particolari e inusuali di guadagnarsi la pagnotta nel mondo.

E, soprattutto, delle parole che sono state coniate per descrivere tali attività.

Come abbiamo già scritto nelle scorse settimane, se una lingua crea una parola per identificare un concetto o un oggetto è perché esso riveste una certa importanza per quella cultura o ne riflette semplicemente un fenomeno diffuso.

L’espressione giapponese yo o wataru significa letteralmente “attraversare il mocoaching bresciando a piedi”, ma nulla ha a che vedere con un semplice viaggio: essa si traduce con la frase “guadagnarsi da vivere”.

In Russia c’è chi sbarca il lunario facendo il koshatnik, cioè il contrabbandiere di gatti rubati, mentre in Danimarca vi potrebbe capitare di candidarvi per un posto vacant
e come fyrassistent, l’assistente del custode di un faro.

 

Se invece doveste conoscere un hawaiano che
lavora come lomilomi, sappiate che state parlando con il massaggiatore del capo… che si occupa anche della pulizia dei suoi sputi.

Se vuoi vendere in un paese “straniero” devi conoscerne usi e costumi, in poche parole, devi conoscerne la cultura.

Ellecubica è a fianco delle PMI per aiutarle ad entrare nel mondo del lavoro del paese nel quale desiderano esportare grazie a innovative strategie di export coaching e a collaboratori preparati e motivati.

Ogni paese richiede una strategia di ingresso specifica che tenga conto non solo delle mere caratteristiche economiche ma anche culturali di ogni singola realtà.

Contattaci per avere informazioni circa i nostri servizi di export coaching.

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FATTORE PROTETTIVO³: i 3 passi per evitare che il tuo team si bruci al sole durante l’estate

Finalmente arrivano le meritate ferie estive!

Riposo per gli operativi, per gli impiegati commerciali e amministrativi,  per il manager, per le tastiere dei pc e per la fotocopiatrice, per il telefono e per le mail.

Staccare la spina nel vero senso della parola per rilassarsi e ricaricarsi.

Chiudere le porte dell’azienda per qualche giorno, senza dimenticarsi, però, della protezione solare.

Caro imprenditore o manager, non lasciare che la tua impresa si bruci sotto il caldo sole di agosto. Proteggila come fai per la tua pelle in estate, con la giusta crema protettiva per non incappare in spiacevoli inconvenienti durante le ferie o al rientro in azienda a settembre.

E’ durante il periodo estivo, a ridosso delle ferie, il momento adatto per pianificare la corretta strategia per iniziare l’autunno con serenità e consapevolezza. E naturalmente per godersi le vacanze senza pensieri.

In cosa consiste la “crema business protettiva” da spalmare per proteggere la tua azienda e preparala al rientro dalle ferie? Innanzitutto nel contattare Ellecubica per pianificare insieme il migliore percorso per costruire e motivare un “team vincente” con gli strumenti del coaching e della nostra formazione tailor made.

Ed ecco a te la nostra seconda “ELLECUBICA CHECK LIST”,  che potrai utilizzare prima delle ferie per controllare l’organizzazione e la strategia della tua azienda e goderti le ferie senza “stress da rientro”:

CHECK LIST DEL TEAM

1. Sei certo che la stanchezza manifestata dai tuoi collaboratori in queste settimane sia semplicemente colpa del caldo o del bisogno imminente di ferie e non sia piuttosto una questione di motivazione? Ricorda che per costruire un team vincente è necessario avere dei collaboratori motivati tutto l’anno.

2. Sai ri-conoscere la leva motivazionale dei tuoi collaboratori per poterli supportare nel performare al loro meglio restando motivati? Se a settembre vuoi farlo noi abbiamo lo strumento che fa per te.

3. Ti sei mai chiesto come ti vedono i tuoi collaboratori? Il nostro consiglio è non dare mai nulla per scontato perché un vero leader si mette in discussione e cerca di migliorare prima se stesso per poi potenziare il suo team. QUALE SARA’ LA TUA STRATEGIA DA SETTEMBRE?

ELLECUBICA è a disposizione della tua azienda per un check-up approfondito, proponendo strumenti concreti per lo sviluppo del tuo business attraverso la formazione, la consulenza ed il coaching .

Contattaci per maggiori informazioni.

In agosto chiudiamo dal 12 al 27 per ricaricarci e presentarti le nostre novità autunnali.

Se vuoi vedere la checklist #1 per l’export clicca qua

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CULTURA(LLL)Y: Paese che vai saluto che trovi

L’atto del salutarsi, e di conseguenza la sua espressione verbale, è una delle primissime cose che si apprendono in una lingua straniera. Il saluto ci permette, infatti, di avviare il primo contatto e risponde al bisogno dell’uomo di comunicare e di instaurare relazioni.

Ma… paese che vai, saluto che trovi.

E, visto l’impatto che la prima impressione può esercitare sui nostri interlocutori, è sempre bene informarsi sui saluti e gli approcci usati nel paese in cui si desidera viaggiare o lavorare.

L’inchino giapponese è ormai entrato nell’immaginario collettivo come uno dei gesti che più contraddistingue la popolazione nipponica.

E se gli inchini non fossero tutti uguali? 

Già, perché la parola ojigi indica l’inchino in generale, ma a seconda della situazione e soprattutto dell’interlocutore che stiamo salutando, è necessario decidere se fare un semplice eshaku (leggero inchino), un keirei (il busto si inclina di circa 45 gradi) o un saikeirei (inchino profondo di devozione).

L’inchino a un amico o conoscente può essere lieve, ma davanti al Primo Ministro il busto deve sicuramente abbassarsi oltre i 45 gradi.

Non pensate male del vostro interlocutore se siete sulle isole Gilbert del Pacifico nel caso in cui si avvicinasse con naturalezza a voi per strofinare il suo naso contro il vostro, arou pairi è il nome dato a questo tipo di saluto.

Molto più pratici sono invece in Sri Lanka, dove la sola parola ayubowan vale per il buongiorno, il buon pomeriggio, la buona sera e l’arrivederci.

Per sapere come comportarsi anche in queste situazioni e non far naufragare un buon affare per colpa di un approccio sbagliato, Ellecubica è presente per dare agli imprenditori tutti gli strumenti utili per fare export anche attraverso una buona e ragionata comunicazione interculturale.

Perché ricorda:

Le parole e i gesti sono quelli che, ancor prima del nostro curriculum, colpiscono in positivo o ahimè in negativo i nostri potenziali clienti o fornitori. 

Contattaci per avere maggiori informazioni, siamo a tua disposizione!

(Testo di Dr.ssa Giulia di Placido, Export junior coach)

Leggi anche :

CULTURA(LLL)Y: Come finestre e porte sul mondo

Picture: pixabay

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CULTURA(LLL)Y: Disgrazie che rendono felici

 

Quante volte capita, nell’ambito di una traduzione, di imbattersi in parole difficilmente traducibili con una parola equivalente nella propria lingua madre?

Molto più spesso di quanto si possa immaginare e noi di Ellecubica lo sappiamo bene!

È il caso di quelle parole che nella loro lingua madre esprimono un concetto che deve poi essere necessariamente tradotto con un giro di parole in un’altra lingua perché ciò che è importante o necessario nominare per una cultura con una parola dedicata, non è necessariamente ugualmente rilevante per un’altra.

Un esempio che rappresenta al meglio questo processo e che conosciamo anche grazie alla nostra esperienza lavorativa specifica in Germania, è la traduzione in italiano della parola tedesca “Schadenfreude” (lett. disgrazia-gioia) che nella nostra lingua viene resa attraverso una spiegazione: “sentimento di gioia o piacere che deriva da una disgrazia altrui”.

Chi di noi non ha mai provato, almeno una volta nella vita, un pizzico di soddisfazione nel vedere fallire qualcuno di poco simpatico? E’ umano, giusto?

Esiste però in italiano un sostantivo che indichi questo concetto? Al momento no.

Le lingue, però, sono un magma liquido che scorre e si solidifica, ma solo fino alla eruzione successiva, quindi nulla ci vieterebbe di creare un neologismo.

Una parola entra però nel linguaggio comune se rappresenta un aspetto culturale della popolazione stessa che la andrebbe ad utilizzare, se tale parola risponde cioè ad un bisogno di esprimere qualcosa di importante e funzionale.

Ellecubica è pronta a rispondere alle sfide legate alle differenze culturali e alle lingue straniere per creare una comunicazione interculturale efficace e concreta.

Se vuoi vendere all’estero devi conoscere molto bene la lingua del paese di riferimento senza limitarti a google translator.

Noi di Ellecubica conosciamo molto bene il valore della comunicazione interculturale, per questo affianchiamo e supportiamo gli imprenditori e le loro aziende nello sviluppo di processi di export e internazionalizzazione fornendo anche quegli strumenti adatti a sciogliere i nodi culturali e a sbloccare i freni linguistici.

Picture: pixabay

 

Leggi anche :

CULTURA(LLL)Y: Come finestre e porte sul mondo